SASSI CHE ROTOLANO

I sassi rotolano ma le radici restano



15-05-2023

Le radici ti legano ad un luogo, ad una storia, e ti fanno bussare forte ad una finestra per trovare tracce di quel che era, una famiglia, centinaia di anni prima.
Succede spesso che vengano persone qui a ricercare le proprie radici. Vengono da lontano, da oltre oceano anche; hanno di qui solo il nome ma quel nome è ciò che regge le loro vite.


Li comprendo. Anche le mie radici sono qui. Sono tornata anch’io per trovarle.

Cerco di dare indicazioni, consigli su come rintracciare qualcun altro con il loro nome. Comincio a sfogliare libri, li invito a fare foto di nomi, a consultare Facebook in cerca di parenti con cui non condividono neanche la lingua. Giovani coppie in procinto di creare nuove famiglie, coppie meno giovani che cercano di fortificare le loro famiglie già formate. 


Ad un certo punto arriva, la chiamata. E non si può fare a meno di seguirla.


L’altro giorno viene da noi un signore anziano, che ho visto spesso qui, anche nella mia infanzia. Resta fuori un pò prima di entrare; guarda l’orizzonte che si estende davanti a lui. E’ una giornata uggiosa di maggio ma qualcosa deve pur vedere perché rimane lì per parecchi minuti. Quando entra mi chiede un caffè. Parliamo del tempo. Gli chiedo dove abita e mi dice al Pornaro. “Eh ma la mia famiglia viveva al Cerbaro, conoscevamo bene tuo nonno Marco”. Aggiunge subito.
“Sono tornato qualche anno fa laggiù vicino al grande albero, ho trovato un uomo con il collo bianco da prete che mi ha indicato l’uscita perché era proprietà privata, ha spiegato. Gli ho indicato la casa in cui vivevo con la mia famiglia. Mi ha intimato di andarmene.

So restà lì e ghe go dito - Xe mejo ch'el rinasa n’altra volta.

La nonna di Domenico Mene aveva casa e campi al Cerbaro Vecchio. Ha dovuto venderli a malincuore nel 1957. "Dove vuoi che trovino lavoro i miei figli, sul Monte Novegno?" Le aveva risposto suo figlio quando lei si era opposta alla vendita. L’attività estrattiva del caolino garantiva il sostentamento di molte famiglie a quel tempo.


Eppure Domenico ha molto di più della proprietà; ha ricordi che solo chi ha vissuto l'infanzia in un certo luogo può vantare.

Ricordi di uomini forti, che lavorano duramente, che percorrono a piedi, in discesa e in salita, stradine di montagna, con le spalle cariche di sacchi di patate o di grano. Uomini che piegano chiodi con le dita smascherandone la scarsa qualità. Uomini d'altri tempi rimasti nella mente e nel cuore di chi oggi vede sfuggire il proprio di tempo.


Hanno una cosa in comune Domenico e il brasiliano Cerbaro che ha bussato alla nostra finestra. Il richiamo alle radici, forti e vive, nonostante l'avanzare del tempo e la distanza nello spazio.


In ascolto di Miracoli



8-05-2023

Il Mistero e il Miracolo hanno una radice comune.

Si sviluppa sottoterra, silenziosa come le micorizze e, con le giuste condizioni, si manifesta in primavera.


L'inspiegabile è una signora che giunge alla nostra porta sulle proprie gambe; dietro c'è il marito che maneggia una sedia a rotelle. Apro la porta per farli entrare, aspettandomi qualcuno seduto sulla sedia, forse l'ombra di quel che è stato e non è più.


La coppia mi sorride, vuole fermarsi a mangiare qualcosa. Lei mi dice che vorrebbe accomodarsi dove si siedono tutti. Lui le ricorda che prima sceglievano il bar o l'ampio porticato per condividere un tagliere e un bicchiere di vino. La signora prende posto sulla sedia a rotelle e si lascia guidare dal marito verso uno dei tavoli di fronte al bancone del bar.

Mi spiega che ha perso la memoria; me lo dice con gli occhi che parlano, che vogliono dire molto altro.

Ritorno poco dopo aver lasciato il menù del giorno e resto in ascolto.


Il Miracolo si manifesta con uno scintillio negli occhi di una donna, inspiegabilmente sopravvissuta dopo una lunga malattia, che l'ha portata in coma per alcuni mesi.

Mi racconta a grandi linee il suo trascorso. Sottolinea il fatto che tutti la davano per spacciata; i medici sono ancora increduli e il marito aveva scritto il discorso per il suo funerale.


Si stringono le mani come per ricordarsi che ci sono ancora, entrambi, e non hanno intenzione di lasciarsi andare.


E' un mistero come il corpo sia in grado di autoguarirsi contro ogni aspettativa.


E' un miracolo quello che uno spirito indomito può fare per continuare a sentirsi vivo.


La natura ce lo grida ogni primavera con un tripudio di fiori e colori.


Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di ricordarcelo.





La Cappella di Santa Caterinella

(Cappella del Miracolo)
su un tappeto di non ti scordar di me.


Secondo Plinio il Vecchio questi fiori erano simbolo di salvezza da tutto ciò che rattrista o addolora. Chissà quante persone hanno lasciato qui pensieri di dolore e tristezza.

Madre Natura li trasforma in bellissimi fiori blu.


Non conoscete questa Cappella? La trovate in contrada Rossi, a pochi passi dal nostro alloggio. Leggete la sua storia e sedetevi su una delle panchine, in ascolto...